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La
campionessa Suzanne Lenglen
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Tilden
campione del challenge round
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Martina Navratilova, vince nove volte
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L'invincibile
svedese Bjorn Borg
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RUBRICA
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BREVE
STORIA DEL TORNEO DI WIMBLEDON
Dagli albori dell'All England Club al tramonto di Bjorn Borg
Sono passati quasi centocinquant'anni, eppure il torneo di tennis di
Wimbledon resta il più prestigioso del Grand Slam. Nato nel lontano 1868, l'All England Club ha visto trionfare sui suoi campi i più grandi campioni della storia, a partire dalla "ballerina dei gesti bianchi",
Suzanne Lenglen, che vinse sei singolari e sei doppi con il particolare record di non aver mai ceduto un match point nel dopoguerra. Passò presto a miglior vita, la ballerina della Piccardia, a soli 39 anni, colpita da una grave forma di anemia. Di lei si disse che giunse ad una tale perfezione di gioco da non esser più superata.
Il primo grande interprete del torneo di Wimbledon porta il nome di
William Tilden, detto Bill. Americano, dotato oltre che di gran talento, di intelligenza sopraffina per quanto riguarda le aperture geometriche sul rettangolo. Pare che
Tilden studiasse ogni suo colpo sui manuali del tennis. Fu l'ultimo campione del challenge round, la regola che voleva il campione uscente di
Wimbledon direttamente in finale per incontrare il vincitore del torneo.
Erano gli anni Venti, che dopo Tilden videro duellare sul Centre Court
i famosi "Quattro Moschettieri": Jean Borotrà, René Lacoste,
Henri Cochet e Jacques Brugnon.
Venne poi Fred Perry, l'ultima grande eredità della scuola britannica, capace di trionfare tre volte di seguito, dal '34 al '36, un record battuto solo quarant'anni più tardi dall'immenso
Borg.
Ma quelli erano anche gli anni di Donald Budge, il californiano che vinse
Wimbledon al suo terzo tentativo, nel '37, aggiudicandosi anche il doppio e doppio misto. Si confermò nel '38 vincendo anche il
Grand Slam, unico tennista ad aggiudicarselo insieme a Laver! Tra le donne invece la
Connoly, la Smith-Court e la Graf.
Il torneo londinese venne interrotto dal '39 al '45. L' All England Club non passò indenne alla seconda guerra mondiale. Il
Centre Court era stato bombardato e nel campo c'era una enorme buca.
Vennero poi gli anni di un altro grande del tennis americano: Jack Kramer. Tradito nel '46 per una vescica, si rifece l'anno successivo, alzando la Coppa consegnatagli dalla regina. Nei sette incontri giocati perse un solo set, vincendo 137 giochi su 174, con uno score del 78%, tuttora un record.
Venne poi il più grande tennista australiano di tutti i tempi, per qualcuno il più grande:
Rod Laver, ancora l'unico capace di vincere due Grand Slam, ovvero i quattro tornei più importanti nello stesso anno:
Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US
Open, nell'ordine.
Laver vinse il primo dei suoi 4 titoli a Wimbledon nel 1961. L'anno seguente si aggiudicò il primo Slam. Poi,
Laver fu tenuto a distanza dai campi in erba per ripresentarsi nel 1968, quando ci fu il primo torneo "open" a Londra.
Laver continuò a vincere: nonostante la pausa imposta firmò anche le edizioni del '68 e '69. Pensate quante altre volte avrebbe potuto vincere
Laver dal '63 al '67!
Gli anni Settanta furono salutati da Margaret Court, Evonne Goolagong,
Virginia Wade e Billie Jean King, quest'ultima sei vittorie nel singolare e venti totali. Record battuto in seguito da
Martina Navratilova, con ben nove firme. Tre volte vincitrice di
Wimbledon, '74, '76, '81, fu la graziosa statunitense Chris Evert-Lloyd. Giocava con il rovescio bimane e nella sua prima affermazione, nel '74, aprì le danze del dopo torneo con
Jimmy Connors, anche lui vincitore, anche lui con il rovescio a due mani.
Ed eccoci all'invincibile Bjorn Borg. Il biondo svedese s'impose per la prima volta nel 1976, trionfando altre quattro volte di seguito! Al quinto successo a
Wimbledon, Borg batté l'asso degli assi, l'americano
John McEnroe, al quinto set: 1-6/ 7-5/ 6-3/ 6-7/ 8-6 in una finale indimenticabile.
L'anno seguente l'imperturbabile svedese, che vinse anche sei Roland Garros, dovette abdicare in favore del genio della racchetta, quel
McEnroe che stavolta lo batté in quattro set. Fu quello il tramonto del più grande giocatore da fondo campo della storia del tennis.
Prima di Borg sembrava che il destinato degli anni Settanta fosse lo statunitense
Jimmy Connors, ma dopo il successo del '74 il colored Arthur Ashe lo schiantò nella finale, grazie alla sua astuzia e alla sua classe. Dovettero passare otto anni prima che
Connors potesse ripetersi, interrompendo la supremazia dell'irascibile
McEnroe, vero genio della racchetta, spesso alla mercé delle sue lune. Forse l'ultimo grande interprete delle racchette di legno.
MAURIZIO
RUGGERI
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