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Alessandro Petacchi è lì, pronto a farla sua per la prima volta... |
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...con il permesso dell'uomo del momento: lo spagnolo Oscar Freire Gomez |
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BREVE STORIA DELLA MILANO-SANREMO
Dalle sette vittorie di Coppi e Bartali ad Oscar Freire
A cura di Maurizio Ruggeri
Sabato 19 marzo torna la Milano-Sanremo. Come un tempo, il giorno di San Giuseppe, si riaffaccia la Classicissima di primavera, la corsa al sole, la corsa in linea che apre le danze delle sfide di stagione. Dalla Sanremo al Giro delle Fiandre, alla Parigi-Roubaix e alla Liegi-Bastogne-Liegi.
Sabato torna la Sanremo, tanto cara agli italiani, che con Coppi e Bartali ne hanno vinte sette, le stesse vinte da Costante Girardengo, se non gli avessero negata l'ultima per un errore sul percorso. Sette Sanremo le vinse anche Eddy Merckx, ma quello non era un ciclista, il belga era prima un mostro di potenza, poi un cannibale, uno che non lasciava neanche le briciole ai suoi gregari. Ne sa qualcosa Italo Zilioli, sua sentinella negli anni d'oro del cannibale.
Torna la Milano-Sanremo, e ci ricordiamo del digiuno di diciassette anni spezzato dalla magnifica vittoria di Din…Don… Dancelli. Il sorriso, la gioia di Michele Dancelli sulla linea del traguardo di Sanremo, una vittoria dopo tutti quegli anni di dominio straniero. L'ultimo, nel 1953, era stato Loretto Petrucci, odiato da Fausto Coppi, che non voleva portarlo fino all'arrivo, in carrozza, come si dice nel lessico familiare delle due ruote. Petrucci non correva nella squadra del campionissimo, aveva già vinto l'anno prima, e forse ne avrebbe vinte persino tre di Sanremo se fosse rientrato nelle grazie di Coppi.
Ma la classicissima di primavera ha visto pagine e pagine di storia. Si narra anche che lo stesso Coppi, nel 1946, fosse arrivato così in anticipo sul traguardo di via Roma, che mentre transitavano a centro gruppo i reduci della corsa al sole, lui, l'Airone, era già immerso nei fumi di un bagno caldo in albergo.
Poi le vittorie di Gimondi, che partì pure distante per vincere la Sanremo per arrivare solo, in fuga solitaria, come i grandi campioni, come Bugno e poi Chiappucci, non certo i corridori dei nostri giorni, che non riescono più a staccare gli avversari sulle rampe del Turchino e del Poggio.
Ultimo, ci provò Moreno Argentin, che scappò via come un ladro in vista dello scollinamento del Poggio. Solo, sulla sommità dell'ultima rampa, sembrava non avere più avversari dietro di lui, ma il vecchio Sean Kelly, un irlandese che non te la mandava a dire, lo prese in discesa piombando sulle spalle del veneto come un gatto di notte che salta dal tetto. Preso e umiliato nello sprint della volata. Lo smacco più grande della carriera di Moreno Argentin che pure vinse il mondiale a Colorado Springs nel 1986.
Cipollini l'ha già vinta, la Sanremo, nel 2002. Il Ciclone di Lucca ci riproverà anche quest'anno, ma Alessandro Petacchi è lì, pronto a farla sua per la prima volta con il permesso dell'uomo del momento: lo spagnolo Oscar Freire Gomez, il grande favorito della Milano-Sanremo 2005.
MAURIZIO RUGGERI
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