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Pietro Paolo Mennea da Barletta
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Livio
Berruti alle Olimpiadi del 1960
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Mennea, in seguito, volle tentare di battere ogni
record...
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PIETRO
MENNEA
Il record dell'ostinazione
Se penso all'atletica leggera, la Regina degli Sport, com'era chiamata una volta, soprattutto per la sua superiorità indiscussa ai
Giochi Olimpici, non posso non far riandare alla mente la corsa di
Pietro Paolo Mennea da Barletta nella finale dei duecento metri a
Mosca.
Una finale, forse, ancora più sorprendente di quella che ci regalò
Livio Berruti vent'anni prima allo stadio Olimpico di
Roma, alle Olimpiadi del 1960.
Se, infatti, Berruti si superò battendo sul filo di lana i più accreditati statunitensi che erano in possesso del record del mondo, il barlettano non credette ai suoi occhi quando lo schermo dello stadio di
Mosca gli restituì la certezza dell'oro olimpico sui 200 piani!
Paragonando le due corse, le due gare sui 200, le due Olimpiadi, possiamo dire che se
Berruti pur vinse misurandosi contro gli imbattibili colored americani,
Mennea arrivò ad agguantare la medaglia più pesante ai Giochi Olimpici rimontando oltre due metri al favorito britannico
Alan Wells che già era salito sul podio più alto nei 100 metri.
Ora, rendere due metri ad un avversario a fine curva in una finale olimpica, rende praticamente impossibile ogni tentativo di rimonta. Ma la determinazione di
Mennea fu davvero eccezionale: sbucato nel rettilineo in grave ritardo, con
Wells che già assaporava la seconda medaglia d'oro, il barlettano gli negò il trionfo del grande bis: un'accoppiata storica riuscita al russo
Valery Borzov otto anni prima alle Olimpiadi di Monaco, nel '72; poi al Figlio del Vento,
Carl Lewis nel 1984 a Los Angeles e molto tempo prima, nel '56, a
Melbourne, all'altro statunitense, bianco, Bobby Morrow.
Quell'estate del 1980, Pietro Mennea realizzò finalmente il suo sogno, quello di un ragazzino pugliese che per vent'anni almeno non si era fatto una vacanza, rinchiuso nell'eremo di
Formia alla corte del ferreo professore Carlo Vittori.
Mennea ci aveva provato già agli esordi a vincere quella medaglia d'oro sui duecento metri, la distanza dove il velocista raggiunge la massima velocità, prossima ai 40 all'ora!
Accadde proprio agli insanguinati Giochi di Monaco '72: terzo nella finale dietro al grande Borzov e allo statunitense di colore
Larry Black. Mennea aveva appena vent'anni! Si passò poi alla delusione di
Montreal, quarto nella finale dominata da Donald Quarry, quindi al trionfo di
Mosca che lo liberò finalmente dagli spettri del eterno perdente ai Giochi Olimpici.
Mennea, in seguito, volle tentare di battere ogni record, ripresentandosi quattro anni dopo a Los Angeles '84 e ancora oltre alle Olimpiadi di Seul per la sua quinta partecipazione ai Giochi come velocista, un record assoluto anche se non confortato da successive medaglie.
MAURIZIO
RUGGERI
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