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Damiano Cunego

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GIOVANI GREGARI ALL'ATTACCO DEI CAPITANI
Da Coppi, a Saronni a… Cunego.

Il Giro d'Italia sta per concludersi. Né Simoni Garzelli sembrano poter rivincere la corsa rosa. Il primo, capitano della Saeco, tentava il tris dopo aver vinto due volte. Mettere per la terza volta la firma sul Giro, come Bartali e Magni, sarebbe stata veramente un'impresa per Simoni, forse un po' troppo per lui. E anche per Garzelli, già maglia rosa a Milano nel 2000, la vittoria finale appare molto lontana. 
Sulle tappe alpine è invece uscito dal mucchio selvaggio della carovana Damiano Cunego. Un piccolo corridore che si era messo in evidenza al Giro del Trentino, partito dal porto di Genova con il compito di guardare le spalle al suo capitano Gilberto Simoni
Nel ciclismo bisogna rispettare le gerarchie: se parti gregario devi attenerti a quel ruolo fino alla fine delle ventuno tappe. Ma questo non è evidentemente il caso di Cunego che, preso dall'istinto delle sue innati doti di scattista, ha lasciato tutti in salita con i pedali in croce, come si dice in gergo. La stoffa del campione si vede da questi due requisiti: la capacità di fare la selezione su qualsiasi tipo di terreno, soprattutto quando la strada s'impenna, e la personalità per affrancarsi dai più quotati, in questo caso il capitano Simoni.
Tanti anni fa nel ciclismo ci fu un altro famoso atto di insubordinazione, passato alla storia per come fece scalpore.
Si era al mondiale professionisti su strada, nel 1963, a Renaix, Belgio
Rik Van Looy, l'Imperatore di Herenthals, il corridore che più aveva vinto nelle corse a tappe (quasi 400 corse!), venne beffato sul traguardo dal suo luogotenente Benoni Beheyt, perdendo così il suo terzo mondiale.
Beheyt era comunque un grande ciclista; in seguito fu boicottato dallo stesso Van Looy e non trovò più spazio per correre in una squadra.
In questo Giro Cunego forse non ha fatto la stessa cosa di Beheyt, ma ha pur sempre lasciato sui pedali il suo capitano Simoni.
Ci vuole coraggio per imporsi e, se si possiedono i mezzi, perché non farlo?
A due tappe dalla fine dell'87esima edizione della corsa rosa, Damiano Cunego potrebbe mettere la sua firma nell'albo d'oro a soli 23 anni. Sarebbe fantastico, come Saronni nel 1979 o Coppi nel 1940, a soli vent'anni!

MAURIZIO RUGGERI

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