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Il
divino numero uno Ricardo Zamora
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Undici
uomini e un pallone
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Gambe
d’oro con il grande Totò
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Gli
eroi della domenica (Mario Camerini 1952)
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ARCHIVIO
RUBRICA
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UN
CINEMA, MILLE STADI
Storia del calcio sul grande schermo
2º puntata (1920 - 1950)
LA DOMENICA DELLA BUONA GENTE
Il
matrimonio tra cinema e pallone iniziò nei primi decenni del secolo
scorso. Tra i primissimi titoli è assolutamente da ricordare “Por
fin se casa Zamora” (Josè Fernández Caireles – Pepín Fernández
1926) perché nella pellicola muta, tratta dal racconto di Pirandello
“La moglie del capitano”,
compare il “divino” Ricardo Zamora, il grande
portiere spagnolo al top del ruolo negli anni Venti e Trenta.
Del 1931 è “O campeao de futebol”, film brasiliano che
narra le gesta de “El tigre” Arthur Friedenreich,
l’attaccante brasiliano che in 26 anni di carriera segnò 1,329
goals, circa una cinquantina in più del grandissimo Pelè.
In Italia il calcio approdò
sul grande schermo solo nel 1932, con il film di Mario Bonard
"Cinque a zero". Nella pellicola che vedeva Angelo
Musco vestire i panni di un presidente alle prese con un
attaccante "distratto" dal gentil sesso e una moglie che
proprio non ne vuole sapere di passare le domeniche in uno stadio,
compariva gran parte della squadra della Roma allora
capitanata dal mitico Fulvio Bernardini.
Cinque anni dopo, con "La Contessa di Parma" anche
il regista Alessandro Blasetti imbastisce una commedia
romantica che coinvolge una bella ma umile indossatrice e un
centravanti della nazionale (Antonio Centa) ispirato dalla
figura del leggendario “farfallino” Felice Borel. Anni
dopo Blasetti ammise che realizzò il film solo perché aveva
bisogno di soldi ma questa è un'altra storia.
Ancora nel ‘42, il cinema torna ad occuparsi del calcio con “La
famiglia Brambilla va in vacanza” di Carl Boese. Il
film racconta le fatiche di un calciatore impegnato a vincere la diffidenza di una suocera decisa ad accasare la
figlia con un miglior partito.
Al termine della guerra e per tutti gli anni '50, i produttori di
casa nostra capiscono che il tifoso italiano non ne ha mai
abbastanza di vedere giocare i propri beniamini, soprattutto se alla
visione possono assistere anche quelle mogli e fidanzate troppo
spesso vittime di quella che è a tutti gli effetti
"la scappatella della domenica".
Da "Undici uomini e un pallone" (Giorgio
Simonelli - 1948), a "Il nemico di mia moglie"
(Gianni Puccini - 1959) passando per “L’inafferrabile
12” (Mario Mattoli 1950), "Milano Miliardaria"
(Vittorio Metz e Marcello Marchesi 1951) e "Gambe
d’oro" (Antonio Margheriti e Turi Vasile -
1958) il calcio e soprattutto la passione per il calcio diventa il
perno di storie scanzonate in cui il protagonista di turno deve
cercare il compromesso che gli permette di godere a pieno le due
passioni apparentemente inconciliabili; le donne e … il pallone!
Mariti che scommettono sulla vittoria della propria squadra
giocandosi le mogli, giovani coppie che cadono in crisi quando lui
scopre di avere la vocazione dell'arbitro, dark lady assoldate dalla
squadra avversaria che mirano a sconvolgere i delicati equilibri
psico-fisici dell'asso di turno, sono solo alcuni degli intrecci
molto in voga in quegli anni e che cercano di mettere a nudo la
natura di un conflitto che ancora oggi divampa in ogni casa dove la
domenica c'è una radio, una tv e un irriducibile amante del gioco
più bello del mondo.
In questa vasta produzione di commedie, due opere trattano
l’argomento con un approccio marcatamente più neorealista. Sono
“Gli eroi della domenica” (Mario Camerini 1952) e
“La domenica della buona gente” (Anton Giulio Majano
1953).
Nel primo, che può vantare l’apparizione di Nils Liedholm e
Vittorio Pozzo, l’ex calciatore del Torino Raf Vallone
recita la parte di un campione che si guadagna il rispetto di un
giovane tifoso rifiutando un offerta di corruzione. Nell’opera di Majano
tratta dal radiodramma di Vasco Pratolini e Giandomenico
Giugni torna protagonista la gente comune, uomini e donne che
vivono momenti difficili della loro vita sullo sfondo della partita Roma
– Napoli (5 a 2 per i giallorossi).
FRANCESCO
MORICONI
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