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Pino
Maddaloni, medaglia d'argento |
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Contestata
vittoria per Marco Formentini |
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Valentina
Vezzali sempre al top |
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Rubrica |
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DA
CATANIA ALL'INDIA. I MONDIALI MILITARI
Andiamo ad Atene con qualche rassicurazione in più. Gli auspici non
c'entrano, la superstizione solo in parte, la verità è che i Mondiali
militari rappresentano tradizionalmente un'anteprima da valutare
con attenzione. A Sydney, per esempio, nell'ultima tornata
olimpica il 33% degli atleti indossava una divisa.
Quelli che l'hanno portata a Catania, dove si è appena
conclusa la terza edizione dei mondiali militari, possono esserne
fieri. Tre medaglie in più rispetto a Zagabria 99; furono 58
allora, sono 61 adesso, ed è cresciuta
anche la consistenza: 17 ori quattro anni fa, 25 oggi. Soltanto Russia
e Cina, nell'ordine, ci sono state davanti. Certo, in Grecia
sarà durissima, ma i risultati ottenuti sull'isola sono
confortanti. La scherma, per esempio,
s'è rivelata, una volta di più, il solito capiente serbatoio dove
infilare
medaglie a raffica. Oro per il fioretto individuale, con la Vezzali
irraggiungibile, oro a squadre, perché Valentina e la Trillini
non le batterebbero nemmeno i quattro moschettieri, oro anche in
ambito maschile, un successo che profuma d'orgoglio siculo perché
sia Aloni che Barrera provengono da questa terra calda
anche a dicembre e naturalmente ospitale. Difficile scegliere un'immagine
per iconizzare oltre dieci giorni di grande sport: toccante ed
esaltante è stato senza ombra di dubbio il successo di Ingargiola,
che nella sua Palermo ha vinto la maratona bissando il
successo di Roma 95, prima edizione dei mondiali militari.
Sentimento, ma anche tecnica, perché non è facile vincere a otto
anni di distanza, per questo si può parlare di autentica
impresa.
Contrariamente alla vita quotidiana, dove posizioni e rendite si
acquisiscono non sempre per merito, lo sport ha questo di bello, che
molto spesso comanda un cronometro. Pazienza se talvolta è manuale,
come è successo nei 1500 del nuoto, con la contestata vittoria di Marco
Formentini. L'ucraino giunto secondo sosteneva d'aver vinto. Il
cronometro ufficiale è andato in tilt e le rilevazioni sono state
prese all'antica. L'ucraino, sentendosi beffato, ha disertato la
premiazione. Il nuoto ha regalato grandi soddisfazioni, ma anche la
delusione Rummolo, distante dal podio sui 100 e sui 200 rana
(sua gara olimpica) ma la disciplina che ha dato di più è stato il
salvamento. Sono arrivati sette medaglie d'oro; l'unico rammarico è
che questo sport difficile, faticoso e affascinante, e a dire il
vero anche assai utile, non sia ancora catalogabile fra quelli
olimpici. Da cui per fortuna nessuno ha intenzione di togliere il
judo. Festa per la Scapin, oro individuale nella cat fino a
70 kg, mentre in ambito maschile soltanto Meloni ha fermato Maddaloni
(oro a Sydney nei 73, ma qui, come poi farà ad Atene,
si è cimentato nella categoria fino a 81 kg), in una finale tutta
italiana. Bronzo anche a squadre, autentica ciliegina su una torta
già gustosa e farcita, successo splendido come quello dei velisti,
per la gioia, fra i tanti, anche di Cino Ricci, che ha
organizzato le competizioni in acqua. Basket e volley hanno dato
spettacolo, come da pronostico, mentre qualcosa in più ci si
attendeva sul ring, ma alla fine a salvare il pugilato ha pensato Domenico
Valentino, senza rivale nei piuma. Bronzo di rilievo per Tania
Cagnotto, che s'è esibita in una gara non sua, i tuffi da un
metro, ed era pure reduce da vari problemi fisici. Come nel '66 in Inghilterra
e l'anno scorso agli ultimi mondiali, l'Italia del calcio s'è
fermata dinanzi alla Corea, che l'ha spuntata ai
supplementari con un golden gol. Non è stata una disfatta per l'Italia,
ridotta in 9, anche se si sperava di arrivare almeno in finale. C'è
chi s'è lamentato dell'organizzazione e in effetti le lacune non
sono mancate, ma è anche vero che furono in molti a rifiutarsi d'organizzare
l'evento e, se non ci fosse stata l'adesione di Catania, i
mondiali sarebbero saltati. Ecco perché s'è gareggiato in un mese,
dicembre, del tutto insolito. Prossima edizione in India, nel
2007; per l'Italia non sarà facile far meglio.
ANTONIO
GNONI |